Pubblicazioni

“ IL GRANDE OCCHIO”
Dott.sa Mila Sanna / Dott.sa Elena Fossati
intervento all’interno di:
IL CORPO CONTEMPORANEO” Convegno Nazionale APID – Roma 26/28 marzo 2010

Premessa:

Mondo virtuale, video, movimento, immagini e parole mettono in relazione linguaggi diversi e realtà del XXI secolo. L’occhio di un Grande Fratello che i giovani oggi cercano è un “grande occhio” che ci guarda, ci condiziona, ci coinvolge totalmente. David Le Breton dice ”Il corpo è sempre più un’estensione dell’anima. Una misura del mondo” Nei suoi studi si è soffermato sul rapporto della società con il corpo. «Oggi interveniamo sulla nostra carne, sulla nostra pelle, in una maniera molto simile al passato. Sono cambiate le motivazioni: mortificarci, cambiarci, tatuarci. In Internet accade sempre di più, come avviene in Second Life, un mondo virtuale in cui puoi inventarti un corpo nuovo, anche un corpo animale o astratto e fantasioso. Ma oggi il corpo attraversa il tempo, e non il contrario! Allora ci si trasforma, si muta!

Cosa succede quando il corpo nella DanzaMovimentoTerapia entra in relazione con l’anima del mondo moderno attraverso un “grande occhio”? Nel nostro sistema sociale c’è una predominanza dell’immagine, di un consumo-produzione di un’immagine che media tra macchina e consumatore. Ciò che gli occhi registrano non corrisponde più a ciò che si vede nella propria percezione e immagine della realtà, ma un conflitto tra sistema percettivo e affettivo individuale, e sistema visivo e comunicativo sociale. (leggi testo completo)

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Trance Ipnotica, Trance Estatica

23-24 maggio 2008  Sala conferenze dell’A.O. Ospedale S. Carlo Borromeo, Milano
Trance Ipnotica, Trance Estatica – Ipnosi e DanzaMovimentoTerapia, Riscoperta dell’Unità Corpo-Mente attraverso la Trance sperimentata nell’ipnosi e agita nella Danza

Il convegno ha presentato l’incontro tra Tecniche Ipnotiche e Tecniche Corporee, con l’obbiettivo di integrare, in un’ottica terapeutica e di sostegno alla persona, l’Ipnosi e la DanzaMovimentoTerapia.I contenuti trattati hanno l’obiettivo di far emergere come la possibile sinergia fra le due discipline possa aumentare il potere del linguaggio simbolico, dell’uso della metafora e dell’attivazione dell’Immaginario, elementi fondamentali per il processo di guarigione dal sintomo. La forza trasformatrice può scaturire dall’utilizzo integrato di tecniche ipnotiche, dirette e indirette, che hanno la funzione di aprire le porte all’Inconscio e di tecniche corporee, come la DMT, che fondano la loro metodologia sull’attivazione della Memoria Corporea per riscoprire le risorse interne e creative della persona attraverso la danza e il movimento.
L’idea portante di questo convegno costituisce di per sé la rappresentazione simbolica e la sintesi del concetto Corpo-Mente, da entrambe le discipline proposto e trattato; di conseguenza se è possibile accompagnare la persona, attraverso l’ipnosi, in un particolare stato di coscienza che permette la scoperta di risorse interne silenti facendole emergere dall’Inconscio, d’altra parte la possibilità di agirle col corpo, nel movimento e nella danza, permette la loro realizzazione simbolica e agita. Ecco allora il recupero dell’Unità Corpo-Mente in cui il linguaggio simbolico e la sua espressione agita permettono di dare forma alle emozioni e al processo di trasformazione.
L’Inconscio non è contattabile dal linguaggio formale e razionale, per incontrarlo bisogna usare il linguaggio della metafora e del simbolo, dell’archetipo, della fiaba e del sogno, delle immagini e della creatività, componenti comuni sia all’ipnosi che alla DMT. Il movimento del corpo e della danza, l’utilizzo delle immagini e della musica, permettono la forma agita e la rappresentazione dei processi mentali ed emotivi che accompagnano il percorso trasformativo verso la sua evoluzione.Il corpo torna ad essere luogo di creazione ed espressione dell’Immaginario.Nel corso del convegno verranno esplorati gli aspetti teorici e applicativi delle due discipline affiancate con lo scopo di far risaltare quanto la specifica opportunità di connetterle favorisca l’abbattimento definitivo, nella trance, dell’inesistente confine tra Corpo e Mente.
Sono intervenuti: G.G. ALBERTI, F.A. BARBAGELATA, P. CARLEO, P. DE VERA D’ARAGONA, G. DE ISABELLA, A. GANDOLFI, C. GUSSONI, B. MANTELLINI, L. MERATI, P. PARIETTI, V. PUXEDDU, M. SANNA, M.N. URECH

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“In scena : il corpo rubato torna a raccontare…”

la DMT applicata all’interno di laboratori teatrali con soggetti portatori di disagio psichico
Di Mila Sanna – in Atti del convegno Simp 2001

Il teatro è qui interpretato come strumento di cura, in quanto funziona da tramite e da ponte di congiunzione tra il materiale appartenente al mondo interno e quello esterno, e favorisce una migliore comunicazione tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda.
Si focalizzerà l’attenzione sul corpo e i suoi vissuti, sull’importanza di ristabilire un contatto con la propria realtà espressiva e con le proprie emozioni, trovando una via alternativa e piacevole per trasferirle all’esterno attraverso una forma rappresentativa.

Si prenderà in esame in questo caso l’esperienza svolta con alcuni ospiti adulti di una comunità psichiatrica riabilitativa, con i quali è stato sperimentato un percorso espressivo finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo. Il lavoro teatrale si è sviluppato in diverse fasi nelle quali la danzamovimentoterapia ha trovato applicazione nel riavvicinare i soggetti al loro potenziale corporeo, nel ristabilire il dialogo col proprio corpo e la propria storia interrotti dalla malattia, nel ritrovare anche tra le parti disgregate le maglie del tessuto emotivo e relazionale dimenticate.

La realizzazione di uno spettacolo finale rappresenta il prodotto concreto, che ha il valore di restituire agli interpreti una realtà agita, dapprima evocata attraverso i vissuti corporei, e poi resa visibile a se stessi e al mondo esterno in una forma strutturata, ottenuta grazie alla riconquista del corpo e delle sue emozioni, alla ri-connessione con le parti interne, alla riscoperta del piacere, il piacere di esistere e di poter ancora raccontare una storia…

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Cosa mi aspetto dal domani

DanzaMovimento Terapia e ArteTerapia nella scuola
Esperienza svolta con adolescenti portatori di disabilità psichica

Di Mila Sanna – in Atti del convegno convegno APID, Firenze 2003

L’esperienza qui riportata tende a considerare la scuola come ambiente fertile per la conoscenza di sé e la propria realizzazione, che consenta ai giovani di crescere sani e diventare promotori di benessere per l’umanità. La scuola non solo prepara alla vita, come spesso si dice, ma essa è vita, è società nella società, è laboratorio di formazione e di cultura e come tale si deve occupare dei giovani in quanto persone, non può solo addestrare ma deve far crescere e coltivare. Per essere espressione di sanità la scuola deve essere creativa, e consentire a ognuno la propria autorealizzazione, attraverso proposte culturali vitali che spingano all’autenticità della persona invece di appiattire e demotivare allontanando i giovani dal piacere della conoscenza.
La creatività è una caratteristica fondamentale della natura umana, presente in tutti, ma la si perde man mano che si inserisce nella cultura, o non la si coltiva supponendo di non avere gli strumenti per esprimerla. C’è bisogno di conoscersi per realizzare il proprio potenziale individuale, lavorando su di sé attraverso esperienze e vissuti che implicano la persona nella sua totalità. Questo vale sia per gli studenti che per gli insegnanti, l’insegnante, la guida, l’educatore deve star bene con se stesso prima che star bene con gli allievi; e l’allievo sente di appartenere alla scuola e si appassiona alla cultura perché i suoi insegnanti sanno trasmettergli il gusto della conoscenza. La persona è un “meraviglioso sistema” nel quale interagiscono aspetti affettivi cognitivi e corporei, il loro equilibrio determina benessere , il disequilibrio problematiche di vario genere e gravità.
La scuola deve promuovere lo sviluppo e la formazione di persone autonome che vivono il piacere di conoscersi e conoscere gli altri, di saper valorizzare la propria corporeità orientando la propria energia, di sapersi gestire in armonia col proprio Sé, solo così la cultura diventa “nutrimento sano” per il bisogno di conoscere e crescere dell’essere umano.

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Le attività espressive

Di Mila Sanna – Tratto da un articolo per Babele, 2003

L’espressività è la chiave di apertura per comunicare, per un adolescente non è facile comunicare il proprio mondo interno, che nella maggioranza dei casi rappresenta un caos la cui indecifrabilità sfocia spesso nel “vuoto” di senso. Offrire la possibilità di esprimersi consente ai ragazzi di esplorare liberamente i propri territori bui, scoprendone le parti che possono mettere in comunicazione l’esterno con l’interno e creare così lo spazio della relazione e del dialogo.
La creatività è l’azione che deriva dall’essere, segno che colui che è, è vivo,e che la dimensione culturale diventa la condizione necessaria perché l’uomo possa essere vitale e creativo. Nei linguaggi espressivi come la pittura, la danza, il teatro, la musica, viene posta l’attenzione non solo sul prodotto finito, bensì sul processo emotivo, cognitivo, relazionale e corporeo che ha caratterizzato l’evoluzione globale dell’individuo. Le arti nelle sue manifestazioni anche terapeutiche, costituiscono un’area di esperienze importantissime sia per il singolo che per la società, si tratta di un’area intermedia tra la realtà soggettiva di ciascuno e la realtà oggettiva che ci circonda, che consente di dare, e ridare, significato alla vita e di stabilire un rapporto creativo con quella esterna.

Ciascun essere umano è costantemente impegnato nello sforzo di collegare la propria realtà interna con quella esterna, soprattutto in un periodo della vita dove le connessioni di senso sono difficili da individuare, dove lo spazio rappresentato da un futuro che l’adolescente fa fatica ad individuare genera ansia, insicurezza e rinuncia. E’ soprattutto in questa fase che ciò che offre l’ambiente esterno, e prevalentemente la scuola, ha un’importanza fondamentale affinché ciascuno possa mantenere un approccio creativo alla vita, dove creativo significa di nuovo la possibilità, pur rispettando le esigenze degli altri, di vivere in modo personale e autentico, ciò permette il sentimento che la vita è reale e ha un senso. Diversamente la vita perde o non acquista significato progettuale e valoriale, l’individuo vive e basta senza sperimentare il piacere della conoscenza individuale e collettiva, in un ambiente disponibile alla realizzazione di tutti.

L’importanza del corpo

La DanzaMovimentoTerapia introdotta nella scuola rappresenta un grosso passo evolutivo nella visione dell’educazione come espressione globale della persona, e pone finalmente la corporeità come centro di raccolta, patrimonio e custodia di tutte le esperienze emotive, psichiche e cognitive di ogni individuo. E’ solo attraverso di essa che le informazioni in entrata e in uscita possono venire rielaborate e creare nuove forme creative dell’esistenza. L’espressione del corpo, quella artistica e quella musicale rappresentano l’aspetto affettivo-emotivo-relazionale che fino a poco tempo fa la scuola tendeva ad ignorare, privilegiando solo quello cognitivo e intellettivo. Ma esse consentono al Sé di di esprimere la sua parte più autentica con spontaneità, e di realizzarsi attraverso esperienze uniche e irripetibili, che producono benessere nel giovane generando energie positive, vitali e motivazionali, elementi che vanno a ricadere positivamente anche sull’ambiente di riferimento e sugli altri aspetti educativi e formativi. Le Artitepie espressive non verbali, vanno così ad integrarsi con le altre metodologie educative, operando in funzione di uno sviluppo globale della persona che facilita nell’adolescente l’apprendimento della conoscenza e il proprio progetto di vita. La capacità progettuale è una abilità che al giovane manca, mette paura, spesso quando oltre alla fatica di crescere si mescola il dramma di una disabilità che annerisce o annulla la visione di un futuro possibile.